Tavecchio e le banane: polemiche a go go ma il consenso dei club non scricchiola

27.07.2014 01:45 di Luciana Magistrato Twitter:   articolo letto 1084 volte
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
Tavecchio e le banane: polemiche a go go ma il consenso dei club non scricchiola

Diciamo la verità, Carlo Tavecchio non è mai piaciuto all'opinione pubblica. E quindi la buccia di banana, su cui è scivolato venerdì, è arrivata a proposito, per additarlo come un vecchio razzista e basta, nella speranza dei più di toglierselo di torno prima del fatidico 11 agosto in cui lo stesso Tavecchio diventerà il nuovo presidente federale, avendo sì l'antipatia di tutta l'opinione pubblica ma, al contrario, l'appoggio di tutte le leghe. L'infelice frase riferita agli extracomunitari (a differenza dell'Inghilterra, in Italia facciamo giocare titolari stranieri che "prima mangiavano banane") pronunciata durante l'assemblea dei dilettanti di venerdì (assemblea che però ne ha accettato la candidatura all'unanimità dopo che quelle parole erano state pronunciate ed ascoltate, ben inteso) riuscirà a fargli fare un passo indietro o a farlo fare a chi lo appoggia? "Accetto le critiche, ma non l'accusa di razzismo, la mia vita dimostra l'esatto contrario" si è difeso lui ieri con una nota, che quindi non si muove dalla sua posizione, pur sommerso da un vortice di polemiche.
Avversari e politica contro Polemiche arrivate dai suoi avversari ("Sono sconcertato dalla frase su Optì Pobà e le banane. Ma non so se essere ancora più allibito dal silenzio che le ha circondate’’ dice il presidente dell’assocalciatori, Damiano Tommasi, che però, si sa, appoggia l'altro candidato Albertini. Così come lo appoggia l'Assoallenatori con Ulivieri che precisa che se l'avesse pronunciata Albertini "gli avrei tolto il mio appoggio" ), dalla gente comune che mal lo tollera perché rappresenta il vecchio sistema (Oddio, la presenza di Matarrese e Carraro venerdì a sostenerlo non autorizza a pensare il contrario) e che si è sfogata sui social attraverso hastag #notavecchio e #tavecchiovattene e infine anche dalla politica, in particolare da Sel e Pd. Il sottosegretario alla presidenza del consiglio con delega allo sport, Graziano Delrio esprime "forte irritazione" per quell’uscita; la vice di Renzi nel Pd, Deborah Serracchiani, dice che la sua candidatura non dovrebbe essere neanche in considerazione visti i valori che lo sport deve esprimere. "Mi riferivo al curriculum e alla professionalità richiesti dal calcio inglese per i giocatori che vengono dall'Africa o da altri paesi. Se qualcuno ha interpretato il mio intervento come offensivo, me ne scuso. Tra l'altro la mia vita è improntata all'impegno sociale, al rispetto delle persone, tutte, e al volontariato: in particolare in Africa" si era affrettato a spiegare già venerdì ma il vespaio ormai era stato sollevato. 
Presidenti di Lega a favore Però chi ha appoggiato la sua candidatura continua ad appoggiarlo. Il presidente della B, in particolare, colui che ha fato pendere l'ago della bilancia a favore di Tavecchio, usa bastone e carota via Twitter: "Per me il razzismo è una cosa seria. Quel passaggio è stato inopportuno, infelice e inaccettabile. Senza sensibilità e rispetto non si va da nessuna parte" e "noi dirigenti abbiamo molti, ma molti più doveri dei tifosi. Dobbiamo prestare molta, ma molta più attenzione a comportamenti e linguaggi" ma aggiunge "attenzione: una frase non fa di una persona un razzista" e mette in guardia contro la facile demagogia. "La vita del presidente Tavecchio è una continua testimonianza di azioni contro ogni forma di discriminazione" lo difende così invece il presidente della A, Beretta che snocciola una serie di opere fatte in Africa e poi parla di "strumentalizzazioni" così come fa il presidente della lega Pro Macalli. Tra i presidenti di club tutti nicchiano, regna il silenzio (a parte Agnelli e Pallotta che non l'hanno mai sostenuto), solo Ferrero della Samp ha dichiarato al sito ufficiale "Non ho condiviso, spero si tratti solo di una leggerezza". Ma è una leggerezza sulla quale tutti sembrano disposti a passare sopra, in nome dell'unità che intorno al nome di Tavecchio si è creata per la prima volta. 
Programmi e consensi Ma perché uno come Tavecchio che scivola sulle banane e altre parole come "bordello" "re Travello" e usa toni perentori quasi da dittatore, poco consoni a chi deve rappresentare il calcio italiano nel mondo, spalleggiato da chi non riesce a farsi ascoltare neanche dalle sue due piazze come Lotito (inviso a Roma come a Salerno, ha però convinto tutti i presidenti di A, facendo cambiare idea ai più che volevano appoggiare Albertini), è riuscito a creare tutto questo consenso? Dall'esterno del sistema nessuno lo ha capito. Forse perché Albertini, acclamato a gran voce come l'alternativa e la novità e spalleggiato da Agnelli, Pallotta, Aic e Assoallenatori poi tanto nuovo non sembra visto che in questi anni è stato fianco a fianco con Abete e che le dimessioni poco prima della disastrosa spedizione brasiliana non lo ripuliscono dal disastro stesso? Forse perché dare la Federazione in mano ad un ex giocatore appoggiato dai sindacati fa così paura? "Serie A a 18 squadre, rose a 25 con 10 giocatori provenienti dai vivai. E bisogna rilanciare la scuola di Coverciano" nel programma dell'ex milanista ma anche "due consigli d'amministrazione, uno per i dilettanti ed uno per i professionisti ognuno con le proprie competenze" e ancora "le squadre B per le società" ma guarda caso poi neanche la Fiorentina che tanto si adopera per far approvare le squadre B lo appoggia, dando il proprio consenso invece a Tavecchio che dice no categorico alle squadre B, salvo, accettare le multiproprietà care al suo maggiore sostenitore Lotito. E che ci sia un po' di buriana con le componenti che appoggiano Albertini è chiaro dall'intenzione di modificare lo statuto abolendo il diritto di veto "occulto" riducendo la soglia (cosa non gradita agli avversari) e introducendo l'obbligo di una squadra femminile. Gli altri punti sono: riforma dei campionati, lotta alla violenza, giustizia sportiva e soprattutto il rilancio del settore tecnico creando dei centri di formazione federale (accademie) oltre a promuovere i vivai. L'unico dubbio è che alla fine i programmi, tra banane, gaffe e guerre aperte, come al solito, siano passati in secondo piano e che con Tavecchio le leghe vogliano solo salvaguardare la continuità più che fare rivoluzioni, creando unità e non spaccature intorno a delle idee, spesso comuni nei due programmi.