Pezzella-Biraghi: gol ed emozioni in Nazionale nel segno di Astori

15.10.2018 00:55 di  Luciana Magistrato  Twitter:    vedi letture
Pezzella-Biraghi: gol ed emozioni in Nazionale nel segno di Astori
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Ci sono gesti semplici che regalano emozioni e che uniscono parti del mondo distanti e Nazionali dal percorso diverso. E ci sono giocatori che pur senza un talento straordinario ma con grande volontà e sensibilità riescono a scrivere storie di calcio bellissime, che vanno oltre il risultato, soprattutto perché è l'uomo a prendere il sopravvento. In poche ore, a distanza di chilometri e oceani, German Pezzella e Cristiano Biraghi segnano e alzano le mani al cielo. Un uno e un tre, il 13 nel ricordo di Astori, uniscono l'Argentina e l'Italia. Per il centrale albiceleste e per il terzino azzurro sono stati i primi gol nel loro breve percorso nelle rispettive Nazionali maggiori (5 e 3), ma il pensiero di tutti e due, pur tagliando un traguardo così importante per un giocatore, non è stato di riscatto personale dopo la delusione del mondiale mancato per Pezzella e per aver segnato quel gol-vittoria che mancava ormai da un anno per Biraghi, ma è andato subito all'ex compagno, con lo sguardo al cielo e quel numero indimenticabile in aria, segno di una sensibilità che va oltre. Soprattutto l'italiano, per come è arrivato il gol, atteso da tutti tranne che da lui, quando ormai le speranze erano perdute, con quel gesto per Astori ha saputo emozionare come non capita più tanto spesso nel calcio, in quello azzurro in particolare. Proprio lui senza il marchio di fabbrica che contraddistingue i fuoriclasse tanto da essere visto con scetticismo da molti in questa Nazionale, per una sera si è travestito si da eroe e salvatore della patria ma soprattutto ha dimostrato che oltre al calciatore c'è di più, c'è un uomo, c'è un cuore, c'è un pensiero a chi non c'è più. 'Lui è parte di me - spiega Biraghi a fine gara - se sono qui è anche merito dei suoi insegnamenti". E forse in quest'Italia stasera abbiamo visto quel cuore oltre l'ostacolo e quel pensiero fisso verso il compagno morto con cui gioca la Fiorentina, che mette in campo prima uomini che giocatori. E che per questo sa emozionare e, perché no, vincere due volte.