NON CHIAMIAMOLE SEMPLICI PARTITE

18.03.2018 20:07 di Luciana Magistrato Twitter:   articolo letto 263 volte
NON CHIAMIAMOLE SEMPLICI PARTITE

La mano sulla fronte da parte di tutti i giocatori per salutare il capitano sotto la curva dei tifosi ospiti è la scena con cui si chiude Torino-Fiorentina. Un 2-1 a favore dei viola sofferto fino in fondo, con la Fiorentina che vince con un rigore al 94' segnato da Thereau che poco prima, tra mille errori, aveva dato ai granata la palla del momentaneo pareggio. Errori e riscatti come quello di Veretout che in avvio di partita aveva gettato al vento tre punti dal dischetto ma che poi è riuscito a buttare dentro la palla tutto da solo. Una vittoria che, momento no del Torino a parte, ha qualcosa di magico, come la nuova Fiorentina rinata nel nome di Davide Astori. Due partite strane, dopo la sua morte, con tante simbologie nel segno del 13 e di quel capitano che non c'è più ma che sembra muovere ancora le fila di quelli che ha lasciato, società, squadra, tifosi. "Era il primo a credere nel nostro lavoro ed è questo che dobbiamo portare avanti -spiega Pioli - Ho un gruppo molto unito e disponibile, questa situazione ha fatto sì che ciò diventasse ancora più forte. Quando scendiamo in campo cerchiamo di fare il meglio per noi e per David".  E ancora "Il momento più semplice è quando siamo in campo perchè ci possiamo concentrare sul calcio giocato. Nei tanti momenti in cui non si gioca però, la sua assenza è difficile da superare, però ho dei giocatori molto giovani ma con qualità morali importanti. Ognuno vive il dolore a suo modo ma c'è grande coesione". Ed oggi, dopo i Della Valle nei giorni scorsi, è sembrato più "umano" anche Mario Cognigni, uno dei dirigenti che, dedito a conti e bilanci, è sempre apparso il più avaro di sentimenti, la testa che limita il cuore. Ed invece da ieri non solo è rimasto vicino alla squadra in ritiro a Torino ma ha saputo parlare con il cuore appunto e dare un annuncio atteso da tutti e cioè che il centro sportivo viola sarà intitolato a Davide Astori. Un centro sportivo dove il giocatore portava spesso anche la sua famiglia, non l'unico dei calciatori e dello staff a farlo ben inteso, dove spesso accendeva per primo le luci della stanza delle fisioterapie (come ha raccontato Badelj nel bel messaggio in chiesa), che parla di lui in ogni punto e che migliore dedica non poteva avere. Ed infine c'è la famiglia di Astori da elogiare, una compagna rimasta nel suo dolore con dignità e che per ora ha scelto di rimanere a Firenze, la città che ha visto consolidarsi il suo amore con Davide, la nascita e la crescita di Vittoria e che l'ha abbracciata dopo la tragedia, ma anche i fratelli e i genitori che continuano a seguire la squadra (Marco e Bruno erano al Franchi domenica scorsa, il padre era oggi a Torino) come a sottolineare che il loro ragazzo è ancora lì con gli altri giocatori. A muovere le fila appunto e a spingere la Fiorentina in quest'ultima e difficile parte di stagione. No, non chiamiamole partite e vittorie normali.